Libertà in conflitto

E’ di questi giorni una sentenza del tribunale di Milano che ha condannato tre dirigenti del motore di ricerca Google per diffamazione e violazione della privacy in quanto non hanno impedito nel 2006 la pubblicazione di un video su un minore, affetto da sindrome di Down, insultato e picchiato da quattro studenti di un istituto tecnico di Torino.
Il fatto ha provocato reazioni contrastanti e se la società Usa considera la sentenza  "Un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito internet", ben diversa la motivazione del collegio giudicante i cui componenti ritengono che la tutela della persona umana  deve prevalere sulla logica di impresa.
Naturalmente questa sentenza non è definitiva e sono stati già preannunciati gli appelli da parte dei difensori dei condannati. Se ne riparlerà a fine anno o forse nel 2011.
Intanto si è mossa l’opinione pubblica, al solito dividendosi tra favorevoli ad un controllo di quanto gira su internet e garantisti di una libertà individuale assoluta.
Non vogliamo certo addentrarci nell’ingarbugliata matassa delle leggi italiane o europee, peraltro non sempre in sintonia tra loro soprattutto su tali questioni, ma considerare i risvolti, forse non prevedibili, di una tecnologia che certamente ha reso globali le relazioni e le conoscenze, ma nel contempo consente ad ogni persona di questo nostro mondo di esprimere senza controllo alcuno il suo pensiero, anche se gravemente lesivo di sensibilità altrui.
A volte ciò che questi siti ci propongono sono veramente dei pugni allo stomaco. Basterebbe richiamare la recente immagine choc di un neonato down con una parola gravemente lesiva della sua dignità scritta sulla fronte, per renderci conto a cosa può giungere l’imbecillità di alcuni. Di fronte a ciò, ma gli esempi sarebbero migliaia, è più che comprensibile l’istintiva reazione ad una censura preventiva.
Se però ci addentriamo nella matassa, ancora più intricata, dei controlli, e a porre delle reti per non far passare quanto di insolente e vergognoso gira per l’etere, è presumibile che in esse possano incappare anche notizie scomode per motivi ideologici, religiosi, culturali o anche di interesse personale.
Rimangono quindi gli interrogativi: E’ giusto, per l’imbecillità di pochi, correre il rischio di veder limitato il diritto alla libertà individuale? e l’altro: La libertà individuale può, senza remora alcuna, ledere la libertà altrui?.
E’ difficile rispondere, ma, se è giusto raccomandare ai responsabili delle reti una maggiore attenzione su quanto viene pubblicato, al fine di oscurare per tempo quanto appare lesivo della dignità altrui, è anche opportuno ricordare una ben nota espressione di Voltaire: “ Non condivido proprio nulla di ciò che dici, ma mi batterò fino alla morte perchè possa esprimere il tuo pensiero”.
E’ il principio della tolleranza, su cui il pensatore illuminista scrisse un ampio saggio. Oggi siamo alla “tolleranza zero”. Forse che i “lumi” si sono del tutto spenti?

 
   
     
 
       
 
 

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