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Filli Rossi (a cura di), Il Santuario di Minerva. Un luogo di culto a Breno tra protostoria ed età roman - Edizioni ET
E’ sempre impegnativo presentare in poche righe una pubblicazione che, per quanto contenuta nel numero di pagine, è frutto di intenso lavoro di ricerca, di approfondimento, di analisi storiche o sociologiche, di risposte a domande che l’autore si è poste.
Se questo è vero, e lo è, credo proprio sia impossibile, almeno per chi verga queste povere note, cercare di addentrarsi, con intenti esplicativi, nei contenuti di questa ponderosa opera che è il tomo riguardante il Santuario di Minerva di Breno.
Le oltre 500 pagine, ricche di disegni, foto, ricostruzioni di reperti, ampie bibliografie, ma soprattutto di approfondite analisi storiche e archeologiche con cui numerosi studiosi e ricercatori hanno trascritto quanto percepito nel corso di circa un ventennio di scavi, non possono essere violentate nella ricchezza e profondità dei loro contenuti con una scarna recensione.
Questo però non deve impedire che si dia almeno una informazione su un’opera voluta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e curata con passione, professionalità, dedizione, ma soprattutto col cuore da colei che ha seguito da vicino l’intenso e impegnativo lavoro di scavo nel sito di Spinera, dove appunto il tempio dedicato alla dea Minerva è venuto alla luce: la dott.ssa Filli Rossi.
Il libro è certamente per addetti ai lavori, per quanti cioè attendono proprio i risultati di nuovi reperti che vengono alla luce, per dare veridicità alle loro ipotesi, alle domande del perché proprio in quel punto della Valle, in epoca preromana, vi fosse un sito religioso e perché poi quel sito è stato dedicato a Minerva; ed ancora: qual era la realtà sociale del territorio in epoche remote pre e protostoriche e quali influssi subì con l’arrivo dei romani? e gli usi, i costumi, le tecniche di costruzione, i rapporti commerciali? E altro ancora. Iohn Schedi, nell’articolo che introduce la pubblicazione dal titolo “ Un nuovo capitolo sul culto di Minerva” dopo essersi posto una serie di quesiti sulla funzione di quel sito, così scrive: “ Sono tutti questi e altri ancora i problemi che lo scavo e la pubblicazione del tempio di Breno pongono, e ai quali offrono una prima serie di risposte. Altre ricerche permetteranno di precisarle”.
Basterebbero queste parole per comprendere la bontà e la rilevanza culturale dell’opera che, e neanche questo è da sottovalutare, è anche frutto dell’impegno di tanti giovani studiosi, alcuni dei quali della nostra Valle, che dedicano tanto del loro tempo alla ricerca della conoscenza del passato proprio nella convinzione che ogni pur piccolo frammento portato alla luce, è un tassello che si aggiunge a quel gigantesco puzzle che la storia dell’uomo.
Giacomo Goldaniga, Guida turistica dell’Altipiano di Borno –Tipolitografia Lasertype – Bienno (Brescia)
Giacomo Goldaniga, originario di Malegno, ma che da tempo vive a Borno, è ben noto anche ai lettori di questo Notiziario che spesso ha dato notizia delle sue molteplici pubblicazioni, prevalentemente di carattere storico, ma non solo. Tra esse figura infatti il corposo volume che tratteggia la figura del Premio Nobel per la medicina Camillo Golgi.
L’altipiano del sole, comprendente i Comuni di Borno, Ossimo e Lozio, è stato però il territorio su cui l’autore maggiormente ha rivolto la sua attenzione con approfondite ricerche, i cui risultati hanno trovato la opportuna divulgazione.
Recentissima è l’uscita di una “Guida turistica dell’Altipiano di Borno” che però, come confessa l’autore nella premessa, da tempo riposava nel cassetto in un faldone che raccoglieva materiale di vario genere: storico, archeologico, artistico, naturalistico, paesaggistico, statistico, informativo, ecc. .
Ora il progetto editoriale, più volte offerto alle amministrazioni succedutesi negli anni e mai accolto, ha trovato realizzazione; è dedicato alla memoria di cinque giovani bornesi, è inserito nella collana “L’Altipiano del Sole” e si pone come obiettivo di far vivere al visitatore un turismo diverso. “Non un vivere – sono le motivazioni dell’autore – la montagna replicando lo stile di vita metropolitano, ma un piacevole e tranquillo soggiorno capace di gustare le tante bellezze che il territorio offre e conoscerne la storia, la cultura, le tradizioni”.
Sfogliando la guida si può dire che la proposta è valida e che, se si vuole vincere la superficialità del guarda e vai oltre, la guida è veramente di estrema utilità. La ricchezza quantitativa delle raffigurazioni è sostenuta da sintetiche, ma esaustive descrizione di luoghi, immagini, reperti, portali, stemmi ed altro ancora, con la finalità, propria di una guida, di orientare e aiutare il visitatore a comprendere ciò che il territorio gli offre. Nelle prime pagine, per agevolare le belle passeggiate degli escursionisti, trovano elencazione i numerosi sentieri che dal fondovalle si inerpicano verso chalet, alte cime, ospitali rifugi, malghe e laghi alpini, tra cui quello ben noto di Lova.
L’opuscolo, di poco più di 100 pagine, è veramente piacevole sfogliarlo e leggerlo, ma è di notevole aiuto per chi, trovandosi da quelle parti, vuol vivere diversamente un periodo di vacanza.
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